Cambiare per evolvere

Aula la sapienza-1

Parlare di sostenibilità e futuro dell’impresa ad una platea di giovani studenti è qualcosa che ci arricchisce e motiva. Siamo stati invitati presso la Facoltà di Economia della Sapienza di Roma, Cattedra di Strategia d’Impresa del professore Alberto Pastore, e una studentessa ha condiviso con noi il suo personale racconto della lecture, che pubblichiamo con piacere.

Grazie Giorgia!
#BTheChange!

 

Cambiare per evolvere
di Giorgia Tapino

Fin dai primi corsi di economia base nelle aule riecheggia costantemente una sola frase: “massimizzazione del profitto” come solo ed unico obiettivo dell’impresa. È lo stesso codice civile che, all’art 2247, cita “con il contratto di società due o più persone conferiscono beni o servizi per l’esercizio in comune di un’attività economica allo scopo di dividerne gli utili. “

Si studiano periodi di capitalismo sfrenato e teorie nella quale l’unico scopo dell’impresa era quello di garantire un tasso di profittabilità netta agli azionisti senza preoccuparsi dell’ottica di lungo periodo. Si delinea così nei pensieri di noi studenti una nozione di impresa orientata esclusivamente ed ossessivamente al breve termine con un completo disinteresse alle eventuali conseguenze arrecate in termini di chiusure di impianti, licenziamenti o ambiente inquinato. In altre parole: imprese incuranti dell’impatto sulle future generazioni.

Essere leader non significa soltanto ottenere profitti elevati ma riuscire anche ad avere un impatto sociale positivo. Riuscire a trovare quel trade-off tra massimizzazione del profitto e benessere sociale che permette di generare un valore condiviso. Sembra essere un’utopia e invece, ho scoperto esistere realtà, come le Società Benefit, e in primo luogo, Nativa, che riescono a mostrare con i fatti e non solo con le parole che cambiare prospettiva si può fare e si deve fare per il benessere di tutti: dai singoli dipendenti delle aziende, ai consumatori e all’ambiente. Risulta sempre più difficile vedere un futuro positivo per il nostro ambiente che diventa pian piano un terreno di sanguinose guerre di concorrenza dove ci sono squali pronti a qualsiasi azione pur di accaparrarsi un cliente in più massimizzando la produzione con metodi anche poco ortodossi. Delocalizzare dove aver logorato il territorio sta diventando la regola del gioco. L’ambiente si sta ribellando e lo sta facendo in modo drammatico. È forse per questo che si sta sviluppando sempre più l’idea di legittimazione e di rispetto verso il prossimo. Dove nel prossimo si configura il dipendente dell’impresa, il consumatore, il fornitore ma anche e soprattutto l’ambiente. Le parole non sono sufficienti. Servono i fatti. Servono i cambiamenti. Ma soprattutto, serve il coraggio. Il coraggio di fare un salto in avanti, di tuffarsi in un nuovo paradigma economico dove, accanto al profitto, ci siano obiettivi ben più sfidanti e importanti come quello della sostenibilità, del rispetto e della volontà di generare un valore condiviso. Leggere in uno statuto di una società questa frase: “Lo scopo ultimo della Società è la felicità di tutti quanti ne facciano parte, sia come soci che in altri ruoli, attraverso un motivante e soddisfacente impegno in una prospera attività economica.” può sembrare strano con gli occhi con cui siamo abituati a guardare la realtà economica attuale, ma in verità, sono proprio con occhi nuovi che dobbiamo guardare queste nuove società e questo nuovo vento di cambiamento. È a società come Nativa che bisogna volgere lo sguardo e imparare per poter fare un passo in avanti e riuscire finalmente a comprendere che pensare al lungo periodo affiancando al perseguimento di un utile anche una (o più) finalità di beneficio comune non è una pura illusione ma una solida realtà. Realtà possibile anche in un paese come l’Italia dove, proprio grazie allo sforzo fatto dalle B Corporation, si è riusciti ad ottenere una normativa italiana sulle Società Benefit entrata in vigore il 1 gennaio 2016. È emozionante sapere che ci sono sempre più persone che condividono questi pensieri e ancora più emozionante poter incontrare da vicino il co-fondatore di Nativa, Paolo Di Cesare, che mi ha permesso di capire che realtà di questo tipo possono esistere concretamente con persone che credono nella potenzialità e nella forza innovatrice di queste nuove aziende.

Aziende che non si privano di nulla (in quanto lo scopo di lucro rimane) ma che anzi, vedono arricchirsi di finalità sociali. L’augurio che mi sento di fare è, quindi, che queste nuove società non siano più l’eccezione ma diventino le società modello a cui aspirare e da cui partire per tracciare nuovi percorsi per il futuro del nostro Paese.

Giorgia Tapino

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