La lecture alla Sapienza di Nativa

Continua la nostra collaborazione con le migliori università d’Italia. Questa volta siamo stati invitati a parlare di futuro dell’impresa alla Facoltà di Economia della Sapienza di Roma, Cattedra di Strategia d’Impresa del professore Alberto Pastore. Uno degli studenti presenti, Edoardo Boni, ci ha inviato un pezzo, il suo personale racconto della lecture. Con piacere lo condividiamo.
Un grazie a Edoardo da parte di Nativa.
#BTheChange! 


Ripartiamo dalle Società Benefit

di Edoardo Boni

Lo sviluppo dell’Uomo al pari dei consumi, dal 2000 ad oggi è stato maggiore della somma di tutti gli anni antecedenti a questa data. C’è stato un vero e proprio cambiamento ideologico, delle abitudini, del modo di vivere che hanno contribuito a una trasformazione dell’idea di economia e business. Proprio quest’ultimo è stato sempre più visto come una delle maggiori cause di problemi sociali, ambientali ed economici; dove gli attori del mercato sono squali pronti a mangiare le prede più piccole. Solo recentemente, attraverso la presa di coscienza da parte di tutti (per cambiamenti visibili come quelli climatici), ci siamo accorti del possibile collasso del nostro pianeta, per uno sfruttamento eccessivo delle risorse naturali di cui disponiamo.

Probabilmente, anche per questo, nell’ultimo periodo l’Uomo ha messo in discussione il sistema capitalista a favore di un progresso aziendale che non si fondi solo sull’aspetto economico finanziario ma anche su quello ambientale, sociale e umano; in cui prenda rilevanza il concetto di valore condiviso che comporta la creazione di valore economico in modo che generi anche valore per la società, affrontandone bisogni e sfide.

Per fare in modo che le imprese trasformino questa idea di business, devono ricollegare il successo dell’azienda con il progresso sociale, mettere il valore condiviso al centro e non ai margini dell’impresa dell’impresa e farlo diventare il modo per raggiungere il successo economico.

Un non laureato ma lungimirante saggio, dal nome di Toro Seduto, capo della tribù degli indiani d’America, anni fa disse:


Quando avranno inquinato l’ultimo fiume, abbattuto l’ultimo albero, preso l’ultimo bisonte, pescato l’ultimo pesce, solo allora si accorgeranno di non poter mangiare il denaro accumulato nelle loro banche”.


Non ci voleva molto a rendersene conto, ma per fortuna abbiamo iniziato a capire che la nostra esistenza si trova davanti a un bivio fondamentale: da una parte la strada del rispetto, della convivenza, del progresso a pari passo con il Pianeta che ci ospita; dall’altra il menefreghismo e la distruzione di quest’ultimo. Il tempo non gioca a nostro favore, ma non si può definire nemmeno nemico e credo che la mia generazione sia quella che sancirà un cambiamento o una disfatta.

Per questo mi sento protagonista, nel mio piccolo, di un film che in palio non ha né premi, né oscar ma ha le sorti del nostro futuro che vale più di qualsiasi successo “Hollywoodiano”.

In questa visione del tutto personale, ma non irreale e bugiarda, sono ottimista. Lo sono, perchè credo che un futuro di prosperità durevole e condivisa sia migliore per tutti.

Proprio partendo da questo punto, ho capito di non essere una goccia nel mare. Ho capito che ci sono delle vere e proprie realtà che fanno del business una forza di rigenerazione delle persone, delle società e della biosfera, in cui l’impatto positivo che creano e l’utile prodotto sono a stretto contatto e fanno parte dello stesso obiettivo.

Nativa in questo é un punto di partenza, per chi come me crede in questa possibilità. Una verità in un mondo fatto di potere soldi e bugie. Proprio per questo ho deciso di scriverle e mi sono appassionato non solo al suo discorso ma alla mentalità e all’approccio con cui lei e la sua società affrontate l’idea di business.

Siete innovatori di un’idea e precursori di una mentalità che tutti vedono ma nessuno fino ad ora l’ha fatta sua. Con i fatti e non con le parole, siete riusciti, seppur in un paese retrogrado come l’Italia, a far stipulare la prima legge per le Società Benefit; visto da occhi esterni come i miei, è un segnale di cambiamento e fiducia, una sorta di inizio per chi davvero vuole migliorare le cose.

Se su Nativa e The Natural Step ho potuto solo farmi un’idea generale, per Croqqer ho deciso di scaricarlo e vederlo in prima persona.

L’idea di poter sfruttare le proprie abilità per un guadagno a una distanza minima da casa rappresenta un vero impatto sociale positivo. Un valore in più per tutti.

Da studente, posso concludere dicendo uno Stato è composto dai cittadini che lo abitano, con tutta la loro storia e cultura. Bisogna ripartire o meglio ancora partire proprio, dal nostro Paese, secondo al mondo, solo dietro gli Stati Uniti, in cui è possibile costituire una Società Benefit. Considerando gli ultimi 30 anni, in termini di progresso e benessere siamo rimasti indietro in confronto a paesi sviluppati e non, forse per aver dato troppa fiducia e credibilità allo Stato e chi per esso dovesse svolgere un ruolo volto alla crescita.

Perchè non ripartire proprio dalle Società Benefit, visto il duplice obiettivo di perseguire sia il profitto che il benessere per la società?

Edoardo Boni

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